In evidenza

Articolo manifestazione 8 marzo Marano di Napoli. Clicca sull'immagine per ingrandire.
Leggi tutto...
 
È possibile che le donne non costituiscano l’altra metà del cielo? il cosiddetto soffitto di cristallo può essere interpretato come un problema che riguarda l’economia di mercato? il disegno attuale delle politiche di genere trova riscontri nelle analisi quanti/qualitative (cioè di tipo socio-economico)? oppure nel discorso filosofico?
Leggi tutto...
 
L'associazione FattoriaFilosofica sarà presente a Marano l'8 Marzo
 

Login Form






Password dimenticata?
Nessun account? Registrati

Syndication

Home
Racconto di una cena filosofica Stampa E-mail
Si insiste sulla domanda “che cosa è l’amore?, ma non si fa a tempo a dare una definizione, che già la platea si chiede se occorra definire in termini di “che cosa è?” un sentimento nel quale siamo costantemente immersi, un forza superiore, uno stato dell’essere. Una forza, si aggiunge, pari alla libertà, forse in conflitto con essa.

A cena con un filosofo

6 dicembre Torre del Greco, area sud di Napoli, pendici del Vesuvio appuntamento nella splendida corte di una villa vesuviana sulla Nazionale dove si trova la Vineria La Corte, accoglienza calda, gli amici che ci ospitano, Mario, Gigi, Silvia, il piccolo Luciano, e tutto lo staff fanno accomodare gli ospiti, si presentano, iniziano le chiacchiere, arrivano i primi invitati, amici dell’Associazione FattoriaFilosofica, Paolo e la compagna puntualissimi, arriva il relatore Alessandro Volpone, accompagnato da un giovane filosofo lucano ma napoletano d’adozione, Fabio, ancora presentazioni e qualche battuta sul “volpone” che parlerà dei limiti dell’amore, ancora invitati che arrivano, inviamo ad accomodarci………………

 
La sala: 9 tavoli da 4 posti…ci aspettiamo 36 amici, sui tavoli sono stati posti dei fogli, contenti gli spunti di riflessione da cui partire, una lavagna è alle spalle del tavolo dove siederà il relatore con tre amici, un’altra lavagna, sul lato opposto della sala, attende le conclusioni.

 
Alle 9 circa sono arrivati tutti, la sala si è trasformata, hanno unito tavoli, si sono formati dei gruppi, viene introdotta l’associazione, presentato il relatore ed il tema, arrivano gli antipasti ed il vino, il relatore inizia  a parlare, una nota di metodo, alcune regole per la discussione, non intende sviluppare un discorso preparato, non ha un punto di vista predeterminato sul tema, vuole interagire con la platea, non vuole comunicare filosofia, ma fare filosofia, filosofare, prende la chitarra, introdurrà il tema con le parole di una canzone napoletana, accompagnandosi con la chitarra, si mette in gioco, non è un musicista e non è napoletano, ci sono dei musicisti in sala, chitarristi per lo più, Alessandro canta ed il primo passo è compiuto, qualche battuta sull’accento, poi tutti siamo invitati a leggere gli spunti predisposti da Alessandro

 
“Che notte, che notte, che luna, che mare, stasera mi pare, ancorché sveglio, di sognare. Con quest’aria serena che toglie dal cuore un sospiro d’amore, dormir non si può.

Chiara è la luna, dolce il vento, calmo il mare, Carolina.

Questa notte di sentimento non è fatta per dormire.

Più bella, più dolce, sarà questa notte se tu, vita mia, verrai a riscaldarla. Se vieni, ti racconterò una storia d’amore. Se mi vuoi bene, dimmi di sì…”

 
“La figlia rubò il cuore alla madre e corse via di casa. Fuggendo, inciampò in una buca e cadde. Il cuore della mamma, preoccupato, le chiese: ti sei fatta male?!”

 
“Conoscere l’amore di Cristo supera ogni conoscenza, perché bisogna essere ricolmi di tutta la pienezza di Dio (Ef 3, 19). Fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave dolore (Ef 5, 2).”

 

Inizia il giro dei tavoli, ogni tavolo deve trovare un spunto di riflessione condiviso e comunicarlo ad Alessandro, sulla sua lavagna trovano spazio queste idee:

  1. “C’è qualcuno che potrà mai volerci bene come la mamma?”
  2. “L’amore è sempre incondizionato?”
  3. “Una donna che dice ad un uomo <so troppo omme pe tè” che senso da all’amore’”
  4. “Il limite dell’amore sta nella difficoltà di definirlo?”
  5. “Che cosa accomuna l’amore passionale, materno e ascetico?”
  6. “L’amore è uno stato di grazia che non va d’accordo con il sonno dell’anima”
  7. “E’ vero che abbiamo bisogno dell’amore? E se si, perché?”

6 domande ed una sola affermazione, è segno che la platea attende risposte, da un tavolo arriva anche una obiezione alla metodologia di conduzione della serata, non sarebbe meglio che il relatore esponesse delle tesi filosofiche da discutere in un secondo momento in gruppo? Il tavolo dell’affermazione viene invitato a spiegare il senso della propria presa di posizione, il rapporto tra la ragione ed il sentimento, tra ciò che è terreno e turbolento e ciò che è trascendete e calmo è la chiave di lettura….

Il relatore invita i presenti a prender posizione sulle domande poste dagli altri, li vedono consenzienti o si dissociano? L’interesse per l’amore materno non sembra riscuotere successo, la questione della definizione sembra non interessare, eppure molti si chiedono se non occorra dare un significato condiviso alle parole per proseguire nel discorso. Qualcuno obietta che ciò che non può essere definito non esiste, altri sostengono invece che l’amore forse è tra le cose che pur esistendo non trova definizione, sta emergendo una questione filosofica, nomina sunt referenzia rerum!

Qualcuno sostiene che la risposta alla domanda 5 è l’amore, senza aggettivi, sta prendendo forma un’altra questione filosofica, gli attributi dell’ente.

Si insiste sulla domanda “che cosa è l’amore?, ma non si fa a tempo a dare una definizione, che già la platea si chiede se occorra definire in termini di “che cosa è?” un sentimento nel quale siamo costantemente immersi, un forza superiore, uno stato dell’essere. Una forza, si aggiunge, pari alla libertà, forse in conflitto con essa.

Amore- Libertà, quale relazione tra i due termini? Se c’è amore non c’è libertà, viene detto, no i due termini si completano, viene ribadito.

Allora l’amore è un che o uno stato? Qual è la relazione con il concetto di libertà. Nasce un’idea, ad un tavolo, l’amore è una condizione dell’esistenza, primigenia, che si manifesta prima di tutto come amore per se stessi, in altre forme istinto di conservazione, protezione della propria vita, forse allora la libertà è una condizione necessaria all’amore…. Obiezioni immediate, cosa c’entra l’amore con l’egoismo ed il narcisismo? Un appoggio alla tesi, come può amare un altro essere umano colui che non si ama? Viene definita una nevrosi, un problema da setting psicoanalitico, ma la psicologia vuole essere lasciata fuori stasera, nessuno vuole parlare di se stesso, scendere nel personale, come qualcuno ha detto “fare autocoscienza”. Si sta facendo filosofia, cioè ragionare dall’universale al particolare, da un definizione ampia di amore devono discendere le qualificazioni, ed infine deve trovare spazio l’esperienza personale. Non sono tutti d’accordo, filosofia vuol dire partire dal particolare per ricercare l’universale, qualcuno dice forse è un movimento del pensiero bi-direzionale. Bisogna iniziare a cercare delle idee ricorrenti: l’amore è anche istinto, si anche quello materno si dice, e poi interessamento, egoismo. L’ultimo concetto continua a suscitare obiezioni calorose, cosa c’entra l’amore con l’egoismo? Si racconta di una cosa letta di recente: una persona definita amorevole verso la propria famiglia, svolge la professione del killer. E’ possibile essere l’uno e l’altro? E’ possibile! L’unico vero amore, qualcuno ribadisce con insistenza, è quello verso se stessi, la sola condizione di sanità, il resto si costruisce dopo, andando verso l’altro, e ciò non conduce ad un amore di tipo ascetico, non si può dire che l’amore verso gli altri è una  forma terrena dell’amore verso Dio. Obiezione, l’amore verso se stessi e l’amore verso Dio sono la stessa cosa. Si dice, quando rivolgo amore verso Dio, sto rivolgendo amore a me stesso. Non c’è accordo, l’amore verso Dio implica un atto di sottomissione che l’amore verso se stessi, condizione per l’esistenza, non implica. Qualcun altro dice che si può rinunciare a se stessi per amore di un altro. Allora verso cosa si rivolge l’amore? Che tipo di moto è verso l’interno, cioè verso se stessi, o verso l’esterno, altro da sé, mondo, Dio. C’è una nota sulla lavagna “se stessi, non come Dio, ma come finitudine”. La questione suscita interesse: ma l’amore si intende solo verso un’altra persona? Non si può parlare di amore per la musica, per la natura? Per l’arte? L’amore è un cammino, si dice, e l’amore verso se stessi si impara nel tempo, è una forma difficile di amore che si conquista, un fine più che una condizione di partenza. Qualcuno dice che un filosofo ha detto “è vero ciò che infine”, che l’origine coincide con il fine ultimo. Ma così cancelli l’atto di creazione!

La serata volge al termine, molte persone vanno via, salutano, ringraziano della serata, non sono proprio convinte di ciò che è accaduto, in fondo la lezione non c’è stata, la filosofia dov’era?

Sulla lavagna compare una citazione “e nella metà dell’inverno scoprii in me un’invincibile estate  A. Camus

 
< Prec.   Pros. >

Sondaggi

Sono interessato alla recensione in senso pratico di
 

Chi è online

© 2008 Fattoria Filosofica - la pratica filosofica in rete
Joomla! un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.